UNA NUOVA LEGGE PER L’EMIGRAZIONE
Quando nel 1975 vide la luce la prima legge regionale siciliana che si prometteva di regolamentare l’emigrazione fornendola di norme che prevedessero agevolazioni per la massa di siciliani fuori dalla Sicilia, lo si fece per porre mano all’emergenza del momento. Una emergenza dettata dalla grande crisi energetica che negli 70 dettò l’agenda a tutta l’industria europea e mondiale, che cominciò un grande processo di ristrutturazione, che come tutti i processi di questo mondo, portava una grande quantità di licenziamenti ed un aumento della disoccupazione.
Fu nel 1980, in ogni caso, che la legge cominciò ad espletare le sue vere funzioni, dopo aggiustamenti in corso d’opera che l’avevano resa appetibile ed utilizzabile. Ma dal 1984, data degli ultimi aggiornamenti, ossia da ben 28 anni, sebbene i diversi tentativi fatti, non solo la legge è rimasta inamovibile, ma da oltre un quindicennio, rimane anche largamente disattesa. La Sicilia che aveva fatto da battistrada in un settore come quello dell’emigrazione, mettendo in campo delle ottime norme legislative, si trova ora ad avere una legge abbastanza datata, non applicata e quello che è peggiore, non riesce a mettere in moto gli stessi strumenti voluti dall’attuale legge, come ad esempio la Consulta Regionale dell’emigrazione e dell’immigrazione. Da anni siamo assenti dai tavoli dove si parla di emigrati e di migrazioni in genere, siamo il punto di snodo della maggior parte di immigrazione clandestina che periodicamente investe l’Italia e che passa per Lampedusa, ma siamo anche una delle pochi regioni che non si sono datate di una legge che preveda una politica per gli immigrati. Da tempo non riusciamo a fornire servizi alle nostre comunità, come le colonie, i campeggi, i turismi sociali, i mutui per la casa, gli stessi mutui per avviare attività economiche. Le associazioni sono ancora oggi largamente sottovalutate, come.
www.usef.it
Comentarios
Publicar un comentario